{"id":26629,"date":"2025-08-11T08:15:21","date_gmt":"2025-08-11T06:15:21","guid":{"rendered":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/?p=26629"},"modified":"2025-08-11T09:45:41","modified_gmt":"2025-08-11T07:45:41","slug":"diario-di-una-dittatura-le-parate-oceaniche-il-culto-del-capo-lalbania-di-hoxha-in-un-documentario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/diario-di-una-dittatura-le-parate-oceaniche-il-culto-del-capo-lalbania-di-hoxha-in-un-documentario\/","title":{"rendered":"Diario di una dittatura: le parate oceaniche, il culto del capo. L\u2019Albania di Hoxha in un documentario"},"content":{"rendered":"<p>Di seguito riportiamo un estratto dell\u2019articolo pubblicato dal *<strong>Corriere della Sera<\/strong>* il 10 agosto 2025, a firma di <strong>Gian Antonio Stella<\/strong>, che racconta con grande dettaglio il documentario *<strong>Film di Stato<\/strong>* di Roland Sejko, dedicato alla propaganda e al regime di Enver Hoxha in Albania. Un\u2019analisi storica e visiva che svela il culto del capo e le dinamiche di una dittatura duratura, a quarant\u2019anni dalla morte del leader comunista.<\/p>\n<p>Per leggere l\u2019articolo completo, visita il sito ufficiale del *<strong>Corriere della Sera*:<\/strong><\/p>\n<p>[https:\/\/www.corriere.it](https:\/\/www.corriere.it)<\/p>\n<p>Sono passati 40 anni dalla morte del leader comunista, al comando del Paese dal 1944 al 1985. Il \u00abFilm di Stato\u00bb di Roland Sejko racconta la propaganda feroce. Proiezione a Venezia il 4 settembre.<\/p>\n<p>\u00abDunque la decisione \u00e8: espellere post mortem dal partito Mehmet Shehu per gravi colpe in conflitto con la linea\u00bb. \u00c8 il 17 dicembre 1981 e il comitato centrale del Partito del Lavoro d\u2019Albania, alla proposta di cacciare dall\u2019Olimpo comunista il primo ministro appena morto e osannato ininterrottamente per sette governi e 27 anni consecutivi, non fa una piega. Certo, nessuno ricorda niente di simile dai tempi in cui il corpo di Papa Formoso, undici secoli prima, fu estratto dalla tomba, legato a una sedia perch\u00e9 stesse ritto, processato dal successore Papa Stefano VI e condannato a morte (sentenza eccentrica, su un cadavere) con successivo lancio nel Tevere&#8230; Ma come dire di no a Enver Hoxha, il dittatore pi\u00f9 longevo al mondo gi\u00e0 al potere da 37 anni cio\u00e8 4 pi\u00f9 di Kim Il-Sung in Corea, 15 di Fidel Castro a Cuba, 21 di Mobutu in Congo? Il Compagno Supremo ha deciso: \u00abVotiamo: chi \u00e8 a favore alzi la mano\u00bb. Tutti. \u00abChi \u00e8 contro? Nessuno. Viva il Partito!\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gela il sangue il Film di Stato di Roland Sejko, prodotto da Istituto Luce-Cinecitt\u00e0, che verr\u00e0 presentato il 4 settembre durante la Mostra del Cinema di Venezia. Non una voce fuoricampo, non una introduzione. Solo sottotitoli per aiutare la visione di una straordinaria carrellata di video di propaganda che parla da sola. Filmati girati nei decenni da solerti servi del regime per costruire l\u2019epopea di quel feroce satrapo cantore dello stalinismo. Servi tra i quali, come raccont\u00f2 lo stesso Sejko ne La macchina delle immagini di Alfredo C. (Nastro d\u2019Argento come Miglior Docufilm 2022) c\u2019era anche Alfredo Cecchetti, un operatore cinematografico dell\u2019Istituto Luce mandato a cantare le lodi del Duce in Albania, rimasto l\u00ec intrappolato dopo l\u20198 settembre e passato nel \u201944 al servizio del nuovo duce albanese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le ricorda bene, il regista da oltre trent\u2019anni in Italia ma nato e cresciuto nel Paese delle aquile da cui scapp\u00f2 con la prima nave partita da Durazzo verso Brindisi nel marzo \u201991, quelle immagini che plasmavano il consenso per Hoxha. Le lacrime disperate dei sudditi alla morte del despota nel 1985. La spropositata Mercedes 600 a sei porte che incedeva con le tendine chiuse e solitaria (auto private zero: vietate dall\u2019ortodossia) su povere strade tra carretti, asini e gente a piedi, solo a piedi. Le festose marce di giovani in canottiera che impugnavano il piccone simbolo del lavoro e forse del cranio spaccato a Lev Trockij. Le esercitazioni di scolari con grandi maschere antigas per scampare agli attacchi tossici dei capitalisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E poi le pudiche majorettes balcaniche che sventolavano bandiere rosse e si piegavano al comando componendo coi loro corpi scritte osannanti al regime. Le maestre che insegnavano ai bimbi, come racconta il docufilm di Sejko Anija-La nave (David di Donatello 2013), che il partito comunista era \u00abuna fortezza inespugnabile\u00bb. Gli spettacoli teatrali che esaltavano prima l\u2019appoggio dell\u2019Unione Sovietica poi l\u2019amicizia con la Cina di Mao, con le attrici albanesi truccate con gli occhi a mandorla. I test sugli effetti di un esplosivo provati su cani, gatti, scoiattoli. I soldati che sbucavano dai tombini per indottrinare la plebe alla guerriglia. I viali pieni di persone che facevano ginnastica come raccomandava la rivoluzione culturale cinese. E poi migliaia e migliaia di albanesi in ginocchio per una preghiera atea (Hoxha \u00e8 la traduzione in albanese di \u00absaggio dell\u2019Islam\u00bb ma il satrapo di famiglia islamica vieter\u00e0 tutte le religioni) per la morte di Stalin.<\/p>\n<p>E sempre e ovunque lui, il Compagno Supremo. Lui che benedice le folle. Lui in ammollo in piscina. Lui in visita alle fabbriche. Lui a caccia di anatre. Lui raggiante con Josif Stalin, raggiante con Nikita Krusciov, raggiante con Zhou Enlai via via che, dopo aver rotto con Tito, cambiava sponde per rimanere imbullonato al potere. Pronto a vomitare sui \u00abtraditori\u00bb di turno: \u00abI sogni crudeli degli imperialisti, dei titisti, dei krushoviani e dei loro servi sono polverizzati. L\u2019inevitabile rottura coi revisionisti sovietici \u00e8 la dimostrazione che il nostro partito non fa sconti a chi tradisce i principi del marxismo-leninismo\u00bb. \u00abNon ci siamo alleati con la Cina per cinque stracci ma per una unione rivoluzionaria&#8230; A Mao Tse Tung e ai capi cinesi abbiamo dato una serie di pareri. Quando abbiamo visto che la Cina stava affondando sempre pi\u00f9 profondamente nel pantano revisionista&#8230;\u00bb. Ed ecco alla fine degli anni Settanta migliaia di tecnici cinesi caricati sui pullman verso l\u2019aeroporto. Deng Xiaoping? \u00abUn fetido fascista\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Obiettivo: esaltare la \u00abpurezza\u00bb del comunismo albanese. Meglio: il culto del capo. Contro chiunque desse fastidio. Fosse pure, appunto, lo storico braccio destro: \u00abMehmet Shehu si \u00e8 ucciso. Il suo grave errore politico \u00e8 stato approvare il fidanzamento del figlio con una ragazza che ha tra i parenti sei o sette nemici del nostro stato\u00bb. Romeo e Giulietta balcanici? Macch\u00e9: \u00abSono stati scoperti documenti e prove incontestabili che dimostrano che fin da prima della guerra Shehu lavorava per i servizi segreti americani\u00bb. Di pi\u00f9: \u00abDurante la guerra venne reclutato dai servizi segreti jugoslavi e dal servizio Kgb\u00bb. Arsenico finale: \u00abLi serv\u00ec tutti con zelo\u00bb. Ed ecco sepolto pure il compagno Mehmet partigiano dal \u201936 con le brigate Garibaldi in Spagna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec era, Enver Hoxha, l\u2019incontinente autore di 40 libri (quaranta!) sul marxismo-leninismo che diceva di essersi laureato (falso) a Montpellier e aveva la fissa di costruire il \u00abvero\u00bb comunismo. Indimenticabile, nel Film di Stato, la scena cui lui, terreo, ascoltava i resoconti dei ministri: \u00abSi sono accumulati molti problemi complessi e irrisolti&#8230; La disponibilit\u00e0 di merci \u00e8 molto diminuita&#8230; Le file ai negozi sono aumentate&#8230; Alcuni prodotti alimentari si vendono con la tessera annonaria&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Vecchio e malato, forse gi\u00e0 consapevole che le sue statue sarebbero state demolite in rivolte piene di odio ma ancora padrone d\u2019un regime di ferro che gli sopravviver\u00e0 per sei anni fino al \u201991, pass\u00f2 gli ultimi mesi nella sua villa assistito da Nexhmije, la moglie. Accasciato in poltrona, cappellaccio nero, grande sciarpa al collo, aveva qualcosa del ritratto di Aristide Bruant di Toulouse-Lautrec. Disse un medico che conosceva dagli anni in Francia: \u00abHa sempre parlato, pensato, sognato in francese\u00bb. Ignorando una parola: libert\u00e9.<\/p>\n<p>https:\/\/www.corriere.it\/cultura\/25_agosto_10\/diario-una-dittatura-parate-oceaniche-culto-capo-l-albania-hoxha-un-documentario-eb28d4a4-755b-11f0-8d10-b8653087b0c5.shtml?refresh_ce<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di seguito riportiamo un estratto dell\u2019articolo pubblicato dal *Corriere della Sera* il 10 agosto 2025, a firma di Gian Antonio Stella, che racconta con grande dettaglio il documentario *Film di Stato* di Roland Sejko, dedicato alla propaganda e al regime di Enver Hoxha in Albania. 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