{"id":37114,"date":"2026-08-20T18:26:04","date_gmt":"2026-08-20T16:26:04","guid":{"rendered":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/?p=37114"},"modified":"2026-08-20T10:55:28","modified_gmt":"2026-08-20T08:55:28","slug":"emidio-tedeschini-litaliano-che-divento-parte-della-storia-dellalbania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/emidio-tedeschini-litaliano-che-divento-parte-della-storia-dellalbania\/","title":{"rendered":"Emidio Tedeschini, l&#8217;italiano che divent\u00f2 parte della storia dell&#8217;Albania"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<p style=\"text-align: left\"><em><strong>Medico, diplomatico e uomo di frontiera: la vita di Emidio Tedeschini racconta un capitolo poco conosciuto dei rapporti tra l&#8217;Italia e l&#8217;Albania nel Settecento. Nato a Vasto nel 1730, attravers\u00f2 l&#8217;Adriatico e si stabil\u00ec nell&#8217;Albania ottomana, prima a Scutari e poi a Durazzo, dove costru\u00ec una carriera tra medicina, diplomazia e commercio. Il suo matrimonio con una donna di una famiglia scutarina e la successiva storia dei suoi discendenti trasformarono quella che era iniziata come un&#8217;esperienza professionale in un legame destinato a durare per generazioni.<\/strong><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<h2>Dall&#8217;Abruzzo all&#8217;Albania ottomana<\/h2>\n<p>Nel 1730, a <strong>Vasto<\/strong>, nel Regno di Napoli, nasceva Emidio Tedeschini, figlio di Antonio. La sua vita sarebbe trascorsa in gran parte lontano dalla citt\u00e0 d&#8217;origine e lo avrebbe portato dall&#8217;altra parte dell&#8217;Adriatico, in una realt\u00e0 politica e culturale molto diversa da quella nella quale era nato.<\/p>\n<p>Il suo percorso appartiene a quella storia mediterranea fatta di persone che nel corso del Settecento attraversavano il mare tra le coste italiane e quelle balcaniche per esercitare professioni, cercare nuove opportunit\u00e0 o entrare nelle reti commerciali e diplomatiche che collegavano i diversi territori dell&#8217;Adriatico.<\/p>\n<p>Tedeschini arriv\u00f2 nell&#8217;<strong>Albania ottomana<\/strong> come medico. Secondo la tradizione della famiglia, il suo trasferimento a <strong>Scutari<\/strong> risalirebbe intorno al 1760, anche se le fonti suggeriscono che potrebbe essere arrivato qualche anno prima. La documentazione della famiglia riporta infatti che nel novembre del 1766 egli dichiarava di trovarsi gi\u00e0 da tempo in citt\u00e0 e di esercitarvi la professione medica.<\/p>\n<p>A Scutari entr\u00f2 negli ambienti della potente famiglia <strong>Bushatlli<\/strong> e, secondo la tradizione tramandata dalla famiglia Tedeschini, divenne medico personale di <strong>Mehmet Pasci\u00e0 Bushatlli<\/strong> e della sua famiglia.<\/p>\n<p>\u00c8 un passaggio fondamentale per comprendere la sua storia. Tedeschini non arriv\u00f2 in Albania come rappresentante di un governo straniero e nemmeno come diplomatico. La sua prima porta d&#8217;ingresso nella societ\u00e0 locale fu la <strong>medicina<\/strong>. Fu la sua professione a permettergli di entrare in contatto con le \u00e9lite politiche e sociali di Scutari e di costruire una rete di rapporti che avrebbe condizionato il resto della sua vita.<\/p>\n<p>Una tradizione familiare gli attribuisce inoltre una particolare competenza nella cura della tubercolosi. Si tratta per\u00f2 di un&#8217;informazione che \u00e8 opportuno presentare con cautela, perch\u00e9 non \u00e8 documentata con la stessa solidit\u00e0 della sua attivit\u00e0 medica generale.<\/p>\n<h2><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-37115 alignleft\" src=\"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/villa-tedeschinio.jpg\" alt=\"\" width=\"415\" height=\"739\" \/>Scutari, il primo grande capitolo albanese<\/h2>\n<p>La permanenza a <strong>Scutari<\/strong> rappresent\u00f2 il vero inizio del rapporto di Tedeschini con l&#8217;Albania. Qui non fu semplicemente un medico straniero al servizio di una famiglia potente: progressivamente entr\u00f2 nella complessa rete di rapporti che caratterizzava la citt\u00e0 nel XVIII secolo.<\/p>\n<p>Una fonte dedicata alla storia della medicina di Scutari lo presenta come <strong>il primo medico straniero ad avere una presenza stabile nella citt\u00e0 in epoca moderna<\/strong>. \u00c8 una definizione importante, anche se deve essere considerata nel contesto della storiografia locale. Altre fonti ricordano inoltre la presenza di Emidio in documenti della citt\u00e0 e della comunit\u00e0 cattolica scutarina.<\/p>\n<p>Un documento del <strong>23 novembre 1766<\/strong> costituisce una delle testimonianze pi\u00f9 significative. In quella circostanza Emidio si rivolse alla struttura commerciale della Repubblica di Venezia, dichiarando di trovarsi gi\u00e0 da tempo a Scutari e di esercitare la professione medica.<\/p>\n<p>Quel documento \u00e8 particolarmente interessante perch\u00e9 mostra come, gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni Sessanta del Settecento, Tedeschini avesse raggiunto una posizione sufficientemente importante da poter entrare in rapporto con le autorit\u00e0 veneziane.<\/p>\n<h3>Il tentativo di diventare viceconsole a Scutari<\/h3>\n<p>Nello stesso periodo Emidio cerc\u00f2 di fare un ulteriore passo nella propria carriera. Dopo la morte di Anton Duoda, chiese alla <strong>Repubblica di Venezia<\/strong> di essere nominato viceconsole a Scutari.<\/p>\n<p>La richiesta non ebbe successo. Secondo la documentazione sulla famiglia, Mehmet Pasci\u00e0 Bushatlli non avrebbe sostenuto la sua candidatura, preferendo che quell&#8217;incarico fosse affidato a un albanese.<\/p>\n<p>L&#8217;episodio \u00e8 significativo perch\u00e9 mostra la posizione particolare occupata da Tedeschini. Era nato nel Regno di Napoli, ma ormai viveva stabilmente a Scutari; era medico di una delle famiglie politiche pi\u00f9 importanti della regione, ma manteneva contemporaneamente rapporti con la Repubblica di Venezia.<\/p>\n<p>La sua esperienza si sviluppava dunque <strong>tra appartenenze diverse<\/strong>, in una societ\u00e0 nella quale i rapporti personali, familiari, religiosi, economici e politici erano spesso inseparabili.<\/p>\n<h1>Da Scutari a Durazzo: la medicina incontra la diplomazia<\/h1>\n<p>Il trasferimento da Scutari a <strong>Durazzo<\/strong> segn\u00f2 una nuova fase nella vita di Emidio Tedeschini.\u00a0Le fonti collegano questo passaggio anche al deterioramento dei rapporti con l&#8217;ambiente di Mehmet Pasci\u00e0 Bushatlli, anche se \u00e8 prudente presentare questo elemento come una ricostruzione e non come una certezza assoluta. A Durazzo, Tedeschini continu\u00f2 inizialmente a esercitare la medicina, ma la sua carriera prese presto una direzione diversa.<\/p>\n<p>Entr\u00f2 infatti nel sistema consolare veneziano, lavorando presso il consolato diretto da <strong>Stefano Marconi<\/strong>. In un primo momento svolse le funzioni di cancelliere e successivamente assunse l&#8217;incarico di <strong>viceconsole<\/strong>.\u00a0Il <strong>27 febbraio 1769<\/strong> \u00e8 documentato a Durazzo proprio in questa veste, impegnato a favorire i rapporti commerciali con Venezia.<\/p>\n<p>Il passaggio dalla medicina alla diplomazia non fu quindi una rottura con il suo passato. Al contrario, le conoscenze acquisite negli anni di Scutari \u2014 la lingua, le relazioni personali, la conoscenza della societ\u00e0 locale e dei suoi equilibri \u2014 potevano diventare preziose anche nella sua nuova attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Tedeschini si trovava cos\u00ec in una posizione particolarmente favorevole per svolgere il ruolo di <strong>intermediario tra il mondo veneziano e la societ\u00e0 albanese<\/strong>.<\/p>\n<h1>Un matrimonio che lega definitivamente Tedeschini all&#8217;Albania<\/h1>\n<p>Nel <strong>1770<\/strong>, quando aveva circa quarant&#8217;anni, Emidio Tedeschini spos\u00f2 <strong>Paulina Kabashi<\/strong>, appartenente a una famiglia nobile di Scutari.\u00a0Il matrimonio rappresent\u00f2 un momento decisivo nella sua storia personale. Fino a quel momento il suo rapporto con l&#8217;Albania era stato soprattutto legato alla professione, alla politica e alla diplomazia. Con il matrimonio, quel rapporto divenne anche <strong>familiare<\/strong>.<\/p>\n<p>Emidio era nato a Vasto ed era arrivato adulto sull&#8217;altra sponda dell&#8217;Adriatico. I suoi figli, invece, sarebbero cresciuti all&#8217;interno di una realt\u00e0 profondamente legata all&#8217;Albania. \u00c8 proprio attraverso questa famiglia che la presenza dei Tedeschini assunse una dimensione destinata a superare la vita del suo fondatore.<\/p>\n<p>Una testimonianza del <strong>1788<\/strong> offre un&#8217;interessante fotografia della posizione raggiunta dalla famiglia a Durazzo, descrivendola come una delle famiglie pi\u00f9 rispettate, civili, ricche e ospitali della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del linguaggio utilizzato dalla fonte, il dato pi\u00f9 significativo \u00e8 un altro: a quel punto i Tedeschini non apparivano pi\u00f9 come semplici stranieri di passaggio.\u00a0<strong>Erano ormai inseriti nella societ\u00e0 di Durazzo.<\/strong><\/p>\n<h1>Un italiano diventato uomo dell&#8217;Albania<\/h1>\n<p>La storia di Emidio Tedeschini pu\u00f2 essere letta anche come una riflessione sull&#8217;identit\u00e0 nel Mediterraneo del Settecento.<\/p>\n<p>Sarebbe riduttivo definirlo semplicemente come \u00abun italiano trasferitosi in Albania\u00bb. La sua origine italiana rimase naturalmente parte della sua identit\u00e0 \u2014 ancora nel 1788 una fonte lo identifica come <em>Emidio Tedeschini Napolitano<\/em> \u2014 ma la sua vita adulta si svolse in gran parte all&#8217;interno della societ\u00e0 albanese.<\/p>\n<p>A <strong>Scutari<\/strong> entr\u00f2 negli ambienti della famiglia Bushatlli. A <strong>Durazzo<\/strong> lavor\u00f2 nel sistema consolare veneziano. Spos\u00f2 una donna appartenente a una famiglia di Scutari e costru\u00ec una famiglia che avrebbe mantenuto per generazioni un legame con il territorio.\u00a0Per questo la sua vicenda pu\u00f2 essere interpretata come quella di un <strong>uomo di frontiera adriatica<\/strong>.<\/p>\n<p>Non era albanese per origine, ma nemmeno rimase uno straniero estraneo alla realt\u00e0 nella quale viveva. La sua storia personale si form\u00f2 proprio attraverso l&#8217;incontro tra l&#8217;Italia, l&#8217;Albania ottomana e il mondo veneziano.<\/p>\n<h1>I figli e la nascita della dinastia Tedeschini<\/h1>\n<p>Il matrimonio con Paulina Kabashi diede origine alla generazione che avrebbe consolidato la presenza della famiglia in Albania.\u00a0Emidio ebbe <strong>due figli maschi, Giuseppe e Francesco<\/strong>, oltre a cinque figlie: Katerina, Kristina, Mariana, Antonia e Agata.\u00a0I due figli maschi, <strong>Giuseppe Tedeschini (1782\u20131858)<\/strong> e <strong>Francesco Tedeschini (1785\u20131868)<\/strong>, continuarono la tradizione professionale della famiglia.<\/p>\n<p>Le fonti sulla storia della medicina di Scutari li ricordano come farmacisti e, successivamente, come figure diplomatiche legate alla rappresentanza austriaca nei territori albanesi dell&#8217;Impero ottomano.<\/p>\n<p>La parabola della famiglia \u00e8 quindi particolarmente significativa: Emidio arriv\u00f2 in Albania come medico e costru\u00ec la propria posizione attraverso la medicina e la diplomazia; i suoi figli e i discendenti avrebbero trasformato quella presenza iniziale in una vera <strong>dinastia professionale e diplomatica<\/strong>.<\/p>\n<h1>La famiglia Tedeschini e la societ\u00e0 albanese dell&#8217;Ottocento<\/h1>\n<p>La storia dei Tedeschini non si concluse con Emidio. Al contrario, fu proprio nei decenni successivi che la famiglia avrebbe assunto un ruolo sempre pi\u00f9 importante nella vita di Durazzo e di altre citt\u00e0 albanesi.<\/p>\n<p>Le testimonianze sulla famiglia ricordano il loro impegno nella medicina e nella farmacia, compresa l&#8217;attivit\u00e0 di assistenza ai pi\u00f9 poveri. Altri membri della famiglia sarebbero stati coinvolti nella diplomazia, negli studi giuridici e nella ricerca sulla societ\u00e0 e sulle consuetudini albanesi.<\/p>\n<p>La famiglia ebbe inoltre rapporti con diversi studiosi e viaggiatori stranieri che nel corso dell&#8217;Ottocento visitarono l&#8217;Albania. Secondo le testimonianze raccolte sulla storia dei Tedeschini, studiosi come <strong>Johann Georg von Hahn, J. M\u00fcller, von Stoffel e Baldacci<\/strong> trovarono nella famiglia un importante punto di riferimento durante le loro attivit\u00e0 nel paese.<\/p>\n<p>Questo aspetto permette di comprendere la portata dell&#8217;eredit\u00e0 lasciata da Emidio: la famiglia non rimase semplicemente una presenza straniera nell&#8217;Albania ottomana, ma divenne progressivamente parte di quella rete di persone che mettevano in comunicazione la societ\u00e0 albanese con il mondo europeo.<\/p>\n<h1>Un ponte tra Italia, Albania e Europa<\/h1>\n<p>Guardando alla storia dei Tedeschini nel suo insieme, emerge una continuit\u00e0 particolarmente interessante.<\/p>\n<p>La famiglia arriv\u00f2 dall&#8217;Italia, si stabil\u00ec in Albania e, attraverso le generazioni, continu\u00f2 a operare in settori che richiedevano un rapporto costante con l&#8217;Europa: <strong>medicina, farmacia, commercio, diplomazia, cultura e diritto<\/strong>. Il ruolo di Emidio fu quello di aprire questa strada.<\/p>\n<p>La sua esperienza a Scutari gli permise di conoscere da vicino la societ\u00e0 albanese. Il trasferimento a Durazzo gli diede accesso agli ambienti consolari veneziani. Il matrimonio con Paulina Kabashi trasform\u00f2 il suo rapporto con il paese in un legame familiare. I figli e i discendenti consolidarono poi questa presenza nel corso dell&#8217;Ottocento.<\/p>\n<p>In questo senso, la storia di Emidio non \u00e8 soltanto la biografia di un medico italiano. \u00c8 la storia di una <strong>famiglia nata dall&#8217;incontro tra due sponde dell&#8217;Adriatico<\/strong>.<\/p>\n<h1>L&#8217;Albania non fu una parentesi nella sua vita<\/h1>\n<p>Forse il modo pi\u00f9 significativo per comprendere Emidio Tedeschini \u00e8 partire da questa considerazione: <strong>l&#8217;Albania non fu semplicemente il luogo nel quale esercit\u00f2 la sua professione<\/strong>. Fu il paese nel quale costru\u00ec la parte pi\u00f9 importante della sua vita adulta.<\/p>\n<p>A Scutari trov\u00f2 una nuova realt\u00e0 professionale e politica. A Durazzo svilupp\u00f2 la propria carriera diplomatica. In Albania incontr\u00f2 la donna che sarebbe diventata sua moglie e l\u00ec nacque la famiglia destinata a portare avanti il suo nome.<\/p>\n<p>Quando si guarda alla sua vicenda da questa prospettiva, il viaggio da Vasto a Scutari non appare pi\u00f9 come il semplice trasferimento di un medico italiano verso un paese straniero.<\/p>\n<p>Diventa la storia di un uomo che <strong>attravers\u00f2 un confine geografico e fin\u00ec per costruire la propria identit\u00e0 attraverso il mondo che aveva trovato dall&#8217;altra parte del mare<\/strong>.<\/p>\n<h1>Emidio Tedeschini e l&#8217;Adriatico: un mare che univa<\/h1>\n<p>Nel Settecento l&#8217;Adriatico era molto pi\u00f9 di una separazione geografica tra Italia e Balcani. Era una rete di collegamenti nella quale circolavano persone, merci, informazioni, professionisti e idee.\u00a0La vita di Emidio Tedeschini ne \u00e8 un esempio particolarmente efficace.<\/p>\n<p>Part\u00ec da <strong>Vasto<\/strong>, nel Regno di Napoli, e arriv\u00f2 nell&#8217;Albania ottomana. Si stabil\u00ec a <strong>Scutari<\/strong>, dove entr\u00f2 negli ambienti della potente famiglia Bushatlli. Tent\u00f2 di ottenere un incarico per Venezia e successivamente si trasfer\u00ec a <strong>Durazzo<\/strong>, dove divent\u00f2 viceconsole e si occup\u00f2 anche dei rapporti commerciali con Venezia. Nel 1770 spos\u00f2 <strong>Paulina Kabashi<\/strong>, legando definitivamente la propria storia a una famiglia di Scutari.<\/p>\n<p>Da quel matrimonio nacque una famiglia che avrebbe continuato a vivere e operare in Albania per generazioni. \u00c8 proprio qui che si trova il significato pi\u00f9 profondo della sua vicenda.<\/p>\n<h3>Un&#8217;eredit\u00e0 che supera la biografia<\/h3>\n<p>Emidio Tedeschini fu medico, diplomatico e intermediario, ma la sua eredit\u00e0 pi\u00f9 duratura fu probabilmente quella di aver dato origine a una famiglia capace di diventare <strong>un ponte tra l&#8217;Albania e l&#8217;Europa<\/strong>.<\/p>\n<p>La sua storia mostra quanto fossero permeabili, nel Mediterraneo del Settecento, i confini tra culture e societ\u00e0.<\/p>\n<p>Un uomo nato a Vasto poteva diventare medico di una potente famiglia albanese, lavorare per Venezia, sposare una donna di Scutari e lasciare in Albania una discendenza destinata a ricoprire per generazioni ruoli di rilievo nella societ\u00e0 locale.<\/p>\n<p>Per questo Emidio Tedeschini merita di essere ricordato non soltanto come un medico italiano emigrato in Albania, ma come <strong>una figura attraverso la quale \u00e8 possibile raccontare la lunga e complessa storia dei rapporti tra Italia e Albania<\/strong>.<\/p>\n<h2>Quando mor\u00ec Emidio Tedeschini?<\/h2>\n<p>La data esatta della morte rimane <strong>incerta<\/strong>. Una pubblicazione dedicata alla famiglia Tedeschini indica <strong>1730\u20131796<\/strong>, mentre altre fonti storiche e genealogiche riportano <strong>1730\u20131800<\/strong>.<\/p>\n<p>La documentazione veneziana mostra inoltre che Emidio era ancora coinvolto nell&#8217;attivit\u00e0 consolare e nella corrispondenza diplomatica negli anni Novanta del Settecento: un documento dell&#8217;Archivio di Stato di Venezia citato dalla storiografia registra infatti una sua lettera del <strong>4 maggio 1795<\/strong>.<\/p>\n<p>Per questo, in assenza di un documento primario che permetta di fissare con certezza il giorno e l&#8217;anno della morte, \u00e8 pi\u00f9 corretto collocarla <strong>tra la fine del Settecento e l&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento<\/strong>, evitando di presentare il 1796 o il 1800 come una certezza definitiva.<\/p>\n<h3><strong>Emidio Tedeschini (1730 \u2013 fine XVIII \/ inizi XIX secolo)<\/strong><\/h3>\n<p>\u00c8 una formula meno precisa dal punto di vista cronologico, ma pi\u00f9 corretta dal punto di vista storico rispetto all&#8217;indicazione di una data che le fonti non concordano nel confermare.<\/p>\n<p><strong>Emidio Tedeschini<\/strong> rappresenta una delle figure pi\u00f9 interessanti per raccontare il rapporto storico tra Italia e Albania nel XVIII secolo. Nato a Vasto nel 1730, arriv\u00f2 nell&#8217;Albania ottomana come medico e si stabil\u00ec a Scutari, dove entr\u00f2 negli ambienti della famiglia Bushatlli. Successivamente si trasfer\u00ec a Durazzo, dove intraprese la carriera consolare veneziana. Il matrimonio con Paulina Kabashi nel 1770 trasform\u00f2 il suo rapporto con l&#8217;Albania in un legame familiare destinato a durare per generazioni.<\/p>\n<p>La sua vicenda personale diventa cos\u00ec anche la storia di una famiglia che, partendo dall&#8217;Italia, si radic\u00f2 progressivamente in Albania e contribu\u00ec a collegare la societ\u00e0 albanese con il mondo europeo attraverso <strong>medicina, farmacia, diplomazia, commercio e cultura<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Medico, diplomatico e uomo di frontiera: la vita di Emidio Tedeschini racconta un capitolo poco conosciuto dei rapporti tra l&#8217;Italia e l&#8217;Albania nel Settecento. 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