{"id":37297,"date":"2026-08-25T19:10:54","date_gmt":"2026-08-25T17:10:54","guid":{"rendered":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/?p=37297"},"modified":"2026-08-25T10:22:03","modified_gmt":"2026-08-25T08:22:03","slug":"demetrio-camarda-il-linguista-che-diede-una-lingua-scientifica-alla-cultura-arbereshe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/demetrio-camarda-il-linguista-che-diede-una-lingua-scientifica-alla-cultura-arbereshe\/","title":{"rendered":"Demetrio Camarda, il linguista che diede una lingua scientifica alla cultura arb\u00ebreshe"},"content":{"rendered":"<p>Demetrio Camarda, in albanese Dhimit\u00ebr Kamarda, fu sacerdote, filologo, linguista e studioso della cultura arb\u00ebreshe. La sua figura occupa un posto centrale nella storia degli studi sull\u2019albanese dell\u2019Ottocento: con il Saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese, pubblicato a Livorno nel 1864, Camarda port\u00f2 lo studio dell\u2019albanese nel campo della linguistica storico-comparativa europea.<\/p>\n<p>Ma ridurre Camarda al solo ruolo di linguista sarebbe limitativo. La sua vicenda personale attraversa alcune delle grandi trasformazioni dell&#8217;Ottocento: la fine del mondo borbonico, il Risorgimento italiano, la nascita di una moderna coscienza nazionale albanese e il tentativo degli arb\u00ebresh\u00eb d&#8217;Italia di trasformare la propria lingua e la propria tradizione da patrimonio delle comunit\u00e0 locali in oggetto di studio, tutela e valorizzazione internazionale.<\/p>\n<p>Camarda fu, in questo senso, una figura di confine: italiano e arb\u00ebresh, sacerdote di rito bizantino e intellettuale moderno, studioso della lingua e uomo coinvolto nelle aspirazioni nazionali albanesi.<\/p>\n<p><strong>Le origini a Piana degli Albanesi<\/strong><\/p>\n<p>Demetrio Camarda nacque il 23 ottobre 1821 a Piana degli Albanesi, allora uno dei principali centri della presenza albanese in Sicilia. La comunit\u00e0, nata dalle migrazioni albanesi verso l&#8217;Italia meridionale tra Quattrocento e Settecento, aveva conservato nel corso dei secoli lingua, tradizioni e rito bizantino.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo ambiente che Camarda matur\u00f2 il primo rapporto con la lingua albanese.<\/p>\n<p>La sua formazione avvenne presso il Seminario Italo-Albanese di Palermo, importante centro religioso e culturale per gli arb\u00ebresh\u00eb di Sicilia. Qui non ricevette soltanto una formazione ecclesiastica: entr\u00f2 in contatto con la tradizione filologica e con gli strumenti linguistici del suo tempo, sviluppando quell&#8217;interesse per il greco, l&#8217;albanese e le lingue antiche che avrebbe caratterizzato tutta la sua attivit\u00e0 successiva. Dopo gli studi, insegn\u00f2 per alcuni anni nello stesso ambiente.<\/p>\n<p>Il giovane Camarda visse dunque in un contesto nel quale la questione linguistica non era separata da quella identitaria. Per le comunit\u00e0 arb\u00ebreshe, conservare la lingua significava anche conservare la memoria delle proprie origini.<\/p>\n<p><strong>Dalla Sicilia a Livorno: l&#8217;esilio e una nuova stagione intellettuale<\/strong><\/p>\n<p>La sua vita cambi\u00f2 radicalmente nel clima politico degli ultimi anni del Regno delle Due Sicilie.<\/p>\n<p>Le sue simpatie patriottiche e i suoi rapporti con gli ambienti favorevoli al movimento nazionale suscitarono i sospetti della polizia borbonica. Camarda fu costretto a lasciare la Sicilia e si trasfer\u00ec a Livorno, dove assunse incarichi legati alla chiesa greco-bizantina della Santissima Annunziata.<\/p>\n<p><strong>Il trasferimento in Toscana si rivel\u00f2 decisivo.<\/strong><\/p>\n<p>Livorno era allora un importante centro commerciale e culturale, aperto ai contatti internazionali e attraversato da correnti politiche e intellettuali molto vivaci. Per Camarda l&#8217;allontanamento dalla Sicilia signific\u00f2 quindi anche l&#8217;ingresso in una rete culturale molto pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>Fu proprio a Livorno che prese forma il suo progetto pi\u00f9 ambizioso: dimostrare che la lingua albanese poteva essere studiata con gli stessi strumenti scientifici applicati alle altre grandi lingue indoeuropee.<\/p>\n<p><strong>Il Saggio di grammatologia comparata: una svolta negli studi albanesi<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1864 Camarda pubblic\u00f2 a Livorno il suo capolavoro, il Saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese.\u00a0L&#8217;opera conta 350 pagine ed \u00e8 strutturata come un vero studio linguistico sistematico.<br \/>\nIl titolo stesso rivela l&#8217;ambizione dell&#8217;autore. Camarda non voleva limitarsi a raccogliere parole o descrivere un dialetto: intendeva affrontare l&#8217;albanese attraverso il metodo comparativo, uno dei principali strumenti della linguistica europea dell&#8217;Ottocento.<\/p>\n<p>Il volume affronta infatti numerosi livelli della struttura linguistica: fonologia, cambiamenti vocalici e consonantici, formazione delle parole, suffissi, numerali, declinazione dei nomi, pronomi, coniugazione dei verbi, parti invariabili del discorso e sintassi.<\/p>\n<p>\u00c8 significativo che nell&#8217;indice compaiano questioni che oggi considereremmo fondamentali per una grammatica storica: la trasformazione dei suoni, la formazione delle parole, le desinenze, le radici, le analogie con altre lingue e i rapporti dell&#8217;albanese con il pi\u00f9 ampio quadro delle lingue indoeuropee.<\/p>\n<p>Camarda si muoveva all&#8217;interno della grande stagione della linguistica comparata europea, confrontandosi con gli studiosi e i metodi del tempo. Nel testo compaiono riferimenti a studiosi come Franz Bopp, Georg Curtius e Johann Georg von Hahn, oltre a confronti con il greco, il latino e altre lingue antiche e moderne.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 il Saggio \u00e8 cos\u00ec importante?<\/strong><\/p>\n<p>La novit\u00e0 di Camarda non consiste semplicemente nell&#8217;aver scritto una grammatica dell&#8217;albanese.\u00a0Il punto fondamentale \u00e8 che egli cerc\u00f2 di collocare l&#8217;albanese nella storia linguistica europea, affrontandone l&#8217;evoluzione e le caratteristiche attraverso la comparazione.<\/p>\n<p>In un&#8217;epoca in cui l&#8217;origine e la posizione dell&#8217;albanese all&#8217;interno delle lingue indoeuropee erano ancora oggetto di discussione, questo significava attribuire alla lingua un posto autonomo nella ricerca scientifica.<\/p>\n<p>Per questo il Saggio viene generalmente considerato uno dei primi grandi monumenti scientifici della linguistica albanese e la prima importante opera di carattere storico-comparativo dedicata sistematicamente alla lingua.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Appendice del 1866: dalla grammatica alla memoria popolare<\/strong><\/p>\n<p>Due anni dopo il Saggio, Camarda pubblic\u00f2 l&#8217;Appendice al saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese.\u00a0Il volume, pubblicato nel 1866, conta 268 pagine.<br \/>\nL&#8217;Appendice \u00e8 particolarmente importante perch\u00e9 amplia la prospettiva dell&#8217;autore. Accanto agli aspetti strettamente linguistici, Camarda raccoglie infatti un consistente patrimonio di canti popolari, testi e materiali della tradizione albanese.<\/p>\n<p>La ricerca linguistica si intreccia cos\u00ec con il folklore e con la letteratura orale.\u00a0\u00c8 una caratteristica fondamentale del suo metodo: per comprendere una lingua non basta analizzarne le regole grammaticali. Bisogna anche ascoltarla nella voce delle comunit\u00e0 che la parlano, nei canti, nei racconti e nella memoria collettiva.<\/p>\n<p>L&#8217;Appendice raccoglie materiali provenienti dal mondo albanofono pi\u00f9 ampio, comprendendo le comunit\u00e0 albanesi d&#8217;Italia e riferimenti all&#8217;Albania e all&#8217;area balcanica. Treccani la considera particolarmente importante proprio per la raccolta dei canti popolari italo-albanesi e albanesi.<\/p>\n<p><strong>La questione dell&#8217;alfabeto<\/strong><\/p>\n<p>Un altro problema al quale Camarda dedic\u00f2 particolare attenzione fu quello della scrittura dell&#8217;albanese.\u00a0Nell&#8217;Ottocento non esisteva ancora un alfabeto albanese unificato. Le diverse comunit\u00e0 utilizzavano sistemi differenti e, a seconda delle tradizioni locali e degli ambienti culturali, potevano essere impiegati caratteri greci, latini o altri sistemi.<\/p>\n<p>Il problema non era soltanto tecnico.\u00a0Stabilire come scrivere l&#8217;albanese significava anche decidere come rappresentare graficamente una lingua e, pi\u00f9 in profondit\u00e0, contribuire alla costruzione di una cultura nazionale condivisa.\u00a0Camarda intervenne direttamente nel dibattito con l&#8217;Alfabeto generale albano-epirotico, pubblicato a Livorno nel 1869.<\/p>\n<p>La proposta di Camarda ebbe una certa importanza nella successiva storia della scrittura albanese. Studi filologici del Novecento hanno sottolineato la vicinanza tra alcune caratteristiche del suo alfabeto latino e quello che sarebbe stato adottato molti decenni pi\u00f9 tardi come alfabeto dell&#8217;albanese moderno.<\/p>\n<p>Non si tratta naturalmente di sostenere che l&#8217;alfabeto di Camarda fosse gi\u00e0 l&#8217;alfabeto nazionale definitivo: la questione sarebbe rimasta aperta ancora per decenni, fino al Congresso di Monastir del 1908. Ma il suo intervento rappresenta una delle tappe significative di quel lungo processo.<\/p>\n<p><strong>Camarda e la nascita della coscienza nazionale albanese<\/strong><\/p>\n<p>La sua attivit\u00e0 scientifica si inserisce in un momento storico particolarmente importante: quello che nella storiografia albanese viene generalmente indicato come Rilindja Komb\u00ebtare, il Risveglio nazionale albanese.<\/p>\n<p>Nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, intellettuali albanesi e arb\u00ebresh\u00eb iniziarono a lavorare alla costruzione di una moderna cultura nazionale attraverso la lingua, la letteratura, la storia e la valorizzazione delle tradizioni popolari.<\/p>\n<p>In questo ambiente Camarda ebbe rapporti con alcune delle figure pi\u00f9 significative dell&#8217;epoca, tra cui Girolamo De Rada, uno dei maggiori protagonisti della cultura arb\u00ebreshe, e Dora d&#8217;Istria, pseudonimo della principessa Elena Ghica, intellettuale e scrittrice di origine albanese molto attiva nella promozione della cultura albanese in Europa. I suoi rapporti intellettuali si estesero inoltre a studiosi come Graziadio Isaia Ascoli, Angelo De Gubernatis e Domenico Comparetti.<br \/>\nQuesto mondo intellettuale era molto pi\u00f9 vasto di una semplice cerchia letteraria. Attraversava l&#8217;Italia, i Balcani e le principali capitali culturali europee.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto con De Rada e Dora d&#8217;Istria<\/strong><\/p>\n<p>Il rapporto con Girolamo De Rada \u00e8 particolarmente significativo.\u00a0De Rada aveva fatto della poesia, della letteratura e della stampa strumenti di valorizzazione della cultura arb\u00ebreshe. Camarda si muoveva su un terreno complementare: alla creazione letteraria affiancava lo studio scientifico della lingua, della tradizione orale e della storia linguistica.<\/p>\n<p>Insieme, pur con percorsi differenti, rappresentano due facce della stessa stagione culturale: De Rada contribu\u00ec a dare alla cultura arb\u00ebreshe una grande voce letteraria; Camarda cerc\u00f2 di darle una solida base filologica e scientifica.<\/p>\n<p>Anche la collaborazione con Dora d&#8217;Istria fu importante. Nel 1870 Camarda pubblic\u00f2 a Livorno A Dora d&#8217;Istria \u2013 Gli Albanesi. Canti pubblicati per cura di D. C., ulteriore testimonianza del suo interesse per la poesia e la tradizione popolare albanese. La bibliografia di Camarda comprende inoltre una traduzione albanese di un&#8217;opera di Dora d&#8217;Istria pubblicata nel 1867.<br \/>\nLa rete di rapporti di Camarda arriv\u00f2 anche oltre l&#8217;ambiente arb\u00ebresh\u00eb. Le fonti bibliografiche ricordano i suoi contatti con Luigi Luciano Bonaparte, con Graziadio Isaia Ascoli e con altri importanti studiosi e intellettuali europei.<\/p>\n<p><strong>Una lingua tra Oriente e Occidente<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto particolarmente interessante nella figura di Camarda: la sua identit\u00e0 culturale non pu\u00f2 essere racchiusa in una sola definizione.\u00a0Era un sacerdote cattolico di rito bizantino-greco, apparteneva alla minoranza albanese d&#8217;Italia, viveva nella societ\u00e0 italiana dell&#8217;Ottocento e lavorava con gli strumenti della filologia europea.<\/p>\n<p>La sua cultura era quindi profondamente mediterranea.\u00a0Il greco aveva per lui un&#8217;importanza naturale, sia per la formazione ecclesiastica sia per la tradizione culturale degli arb\u00ebresh\u00eb. Allo stesso tempo, la linguistica comparata lo portava verso il mondo scientifico europeo e lo studio dell&#8217;albanese lo collegava alle comunit\u00e0 balcaniche.<\/p>\n<p>Questa posizione &#8220;tra mondi&#8221; contribu\u00ec probabilmente alla particolarit\u00e0 della sua prospettiva: Camarda studiava l&#8217;albanese non come una lingua isolata di una piccola comunit\u00e0, ma come una componente della storia linguistica e culturale dell&#8217;Europa sud-orientale.<\/p>\n<p><strong>Un patrimonio che andava oltre la grammatica<\/strong><\/p>\n<p>La produzione di Camarda non si esaur\u00ec nel Saggio e nell&#8217;Appendice.\u00a0La sua bibliografia comprende, tra gli altri, Fyl\u00e9tia e Arbenor\u00e9 pr\u00e8j k\u00e4nekate la\u00f3shima del 1867, l&#8217;Alfabeto generale albano-epirotico del 1869, A Dora d&#8217;Istria, gli Albanesi del 1870 e lavori successivi di carattere storico e filologico.<\/p>\n<p>Questi titoli permettono di comprendere l&#8217;ampiezza dei suoi interessi: lingua, alfabeto, poesia popolare, folklore, storia e antichit\u00e0.\u00a0\u00c8 proprio questa pluralit\u00e0 a rendere Camarda una figura importante per la cultura arb\u00ebreshe. Non si limit\u00f2 a studiare una lingua: cerc\u00f2 di costruire una documentazione complessiva di una cultura.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;importanza dei canti popolari<\/strong><\/p>\n<p>La raccolta della poesia orale assume, nella sua opera, un significato particolare.\u00a0Nel XIX secolo il folklore era diventato uno degli strumenti privilegiati con cui gli studiosi cercavano di ricostruire la storia e l&#8217;identit\u00e0 dei popoli. Canti, leggende e tradizioni erano considerati testimonianze preziose della memoria collettiva.<\/p>\n<p>Camarda si inser\u00ec pienamente in questa corrente, ma con una finalit\u00e0 anche linguistica.\u00a0I canti gli permettevano di osservare la lingua nella sua forma viva, nelle sue varianti e nelle sue strutture. Allo stesso tempo, la loro pubblicazione contribuiva a far conoscere fuori dalle comunit\u00e0 arb\u00ebreshe un patrimonio che rischiava di rimanere confinato alla trasmissione orale.<\/p>\n<p>La sua Appendice, proprio per questo, pu\u00f2 essere letta non soltanto come complemento della grammatica, ma come una sorta di archivio ottocentesco della memoria albanese e arb\u00ebreshe.<\/p>\n<p><strong>Gli ultimi anni a Livorno<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37304 alignleft\" src=\"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/485032239_1059530556209905_6035163360301103355_n.jpg\" alt=\"\" width=\"223\" height=\"341\" \/>Camarda rimase legato a Livorno per il resto della sua vita.\u00a0Nel 1875, dopo diciotto anni di economato, prese solennemente possesso della parrocchia dei Greci Uniti di Livorno, a conferma del ruolo che aveva ormai assunto all&#8217;interno della comunit\u00e0 di rito bizantino della citt\u00e0. Una testimonianza bibliografica dell&#8217;epoca ricorda proprio la cerimonia del dicembre 1875.<br \/>\nContinu\u00f2 nel frattempo la sua attivit\u00e0 di studio e pubblicazione.\u00a0Mor\u00ec a Livorno il 13 marzo 1882, all&#8217;et\u00e0 di sessant&#8217;anni.<\/p>\n<p>La sua vita si era cos\u00ec conclusa lontano da Piana degli Albanesi, ma il lavoro scientifico compiuto durante gli anni dell&#8217;esilio aveva finito per riportare quella piccola comunit\u00e0 siciliana al centro di una storia molto pi\u00f9 ampia: quella della lingua e della cultura albanese in Europa.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;eredit\u00e0 di Camarda<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;importanza di Demetrio Camarda non sta soltanto nel fatto che fu uno dei primi grandi linguisti dell&#8217;albanese.<\/p>\n<p>Il suo vero merito \u00e8 forse quello di aver compreso, in un momento cruciale dell&#8217;Ottocento, che la sopravvivenza di una cultura passa anche dalla capacit\u00e0 di studiare, descrivere e trasmettere scientificamente la propria lingua.<\/p>\n<p>Prima di Camarda, l&#8217;albanese era gi\u00e0 una lingua viva, parlata da comunit\u00e0 presenti nei Balcani e in Italia e dotata di una tradizione letteraria che aveva prodotto figure importanti come De Rada. Ma mancava ancora una sistemazione scientifica complessiva paragonabile a quella che altre lingue europee avevano gi\u00e0 ricevuto.\u00a0Il Saggio di grammatologia comparata rappresent\u00f2 un passo decisivo in quella direzione.<\/p>\n<p>Camarda contribu\u00ec inoltre al dibattito sull&#8217;alfabeto, raccolse testi della tradizione orale, mantenne rapporti con studiosi italiani ed europei e partecip\u00f2, attraverso la cultura, al pi\u00f9 vasto processo di costruzione della coscienza nazionale albanese.\u00a0La sua opera si colloca dunque all&#8217;incrocio di scienza, identit\u00e0 e memoria.<\/p>\n<p><strong>Un ponte tra la cultura arb\u00ebreshe e l&#8217;Europa<\/strong><\/p>\n<p>A distanza di quasi un secolo e mezzo dalla sua morte, Demetrio Camarda pu\u00f2 essere considerato una delle figure che meglio rappresentano la particolare posizione degli arb\u00ebresh\u00eb nella storia europea.<\/p>\n<p>Nato in Sicilia da una comunit\u00e0 albanese, formato in un ambiente italo-greco, costretto all&#8217;esilio politico, stabilitosi a Livorno e inserito nelle reti culturali dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa dell&#8217;Ottocento, Camarda trasform\u00f2 la propria esperienza in un progetto intellettuale.<\/p>\n<p>La sua scommessa era ambiziosa: dimostrare che una lingua conservata per secoli dalle comunit\u00e0 albanesi d&#8217;Italia meritava di essere studiata con gli strumenti della scienza moderna e riconosciuta come parte della storia linguistica europea.<\/p>\n<p>Per questo il suo nome resta legato non soltanto alla storia della linguistica albanese, ma alla pi\u00f9 ampia vicenda della cultura arb\u00ebreshe.<\/p>\n<p>Il suo Saggio del 1864, l&#8217;Appendice del 1866 e il progetto dell&#8217;alfabeto del 1869 costituiscono, nel loro insieme, una sorta di trittico: studiare la lingua, conservarne la memoria, darle una forma scritta condivisibile.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa prospettiva che Camarda appare ancora oggi come uno dei grandi protagonisti della stagione ottocentesca che trasform\u00f2 la cultura albanese da patrimonio delle comunit\u00e0 a progetto culturale e nazionale.<\/p>\n<p><strong>Le principali opere di Demetrio Camarda <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #0000ff\">Saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese, Livorno, 1864, 350 pp. <\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #0000ff\">Appendice al saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese, Prato, 1866, 268 pp. <\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #0000ff\">Fyl\u00e9tia e Arbenor\u00e9 pr\u00e8j k\u00e4nekate la\u00f3shima, Livorno, 1867. <\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #0000ff\">Alfabeto generale albano-epirotico, Livorno, 1869. <\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #0000ff\">A Dora d&#8217;Istria, gli Albanesi. Canti pubblicati per cura di D. C., Livorno, 1870. <\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #0000ff\">Notizie e osservazioni su d&#8217;un&#8217;antica epigrafe greca trovata in Selinunte di Sicilia, Livorno, 1872. <\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #0000ff\">Tre canzoni popolari albanesi dell&#8217;Epiro, Livorno, 1875. <\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #0000ff\">Saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese\u00a0<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-37305 alignleft\" src=\"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/dhimiter-kamarda-demetrio-camarda-gramatika-1.jpg\" alt=\"\" width=\"255\" height=\"378\" \/>Le digitalizzazioni ottocentesche del Saggio di grammatologia comparata e dell&#8217;Appendice sono oggi consultabili online, permettendo di tornare direttamente alle fonti primarie. Per una scheda biografica sintetica e autorevole \u00e8 utile anche la voce dedicata a Camarda dall&#8217;Enciclopedia Treccani.<\/p>\n<p>Demetrio Camarda fu molto pi\u00f9 di un grammatico. Fu uno dei primi intellettuali a comprendere che la lingua albanese poteva diventare oggetto di una vera scienza linguistica moderna; raccolse e studi\u00f2 la tradizione popolare, intervenne nella questione dell&#8217;alfabeto e partecip\u00f2 alla grande stagione culturale che avrebbe accompagnato la nascita della moderna identit\u00e0 nazionale albanese.<\/p>\n<p>La sua vicenda personale \u2014 da Piana degli Albanesi a Palermo, dall&#8217;esilio a Livorno \u2014 \u00e8 inseparabile dalla storia degli arb\u00ebresh\u00eb e dall&#8217;Europa del Risorgimento.<\/p>\n<p>E proprio per questo Camarda merita di essere ricordato non soltanto come uno dei padri della linguistica albanese, ma come uno dei pi\u00f9 importanti mediatori tra la cultura arb\u00ebreshe, quella italiana e il nascente mondo culturale albanese moderno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Demetrio Camarda, in albanese Dhimit\u00ebr Kamarda, fu sacerdote, filologo, linguista e studioso della cultura arb\u00ebreshe. La sua figura occupa un posto centrale nella storia degli studi sull\u2019albanese dell\u2019Ottocento: con il Saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese, pubblicato a Livorno nel 1864, Camarda port\u00f2 lo studio dell\u2019albanese nel campo della linguistica storico-comparativa europea. Ma ridurre [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":37301,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-37297","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-profilo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37297","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37297"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37297\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37306,"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37297\/revisions\/37306"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37301"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37297"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37297"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/rtsh.al\/rti\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37297"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}