Tirana, sale la tensione durante la protesta degli studenti: incendi e scontri con la polizia

TIRANA – La protesta degli studenti a Tirana è sfociata in nuovi episodi di violenza, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, danni a edifici e incendi che hanno coinvolto il Ministero dell’Istruzione e una filiale bancaria. La situazione è precipitata mercoledì 14 ottobre, durante la seconda giornata di mobilitazione, con migliaia di persone scese in piazza per denunciare le difficoltà del sistema universitario, i costi dell’istruzione superiore, le condizioni degli atenei, il sostegno economico agli studenti e le prospettive occupazionali dopo la laurea.
Alcuni manifestanti hanno lanciato pietre contro l’edificio del Ministero dell’Istruzione, danneggiato le barriere metalliche e rovesciato cassonetti. Durante gli incidenti si sono sviluppati incendi presso il ministero e alcuni filiali di una banca. La polizia è intervenuta con gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla e contenere gli scontri. Gli episodi si inseriscono in una più ampia ondata di proteste anticorruzione che attraversa il Paese da maggio.
Il richiamo dell’Unione europea: rispettare i diritti e indagare sugli abusi
Di fronte all’escalation della violenza, la Delegazione dell’Unione europea in Albania ha espresso preoccupazione per il deterioramento della situazione, richiamando tutte le parti al rispetto dei diritti fondamentali e alla riduzione delle tensioni.
Nel suo intervento, la rappresentanza europea ha sottolineato che la libertà di riunione e di espressione costituisce un diritto fondamentale e un valore essenziale dell’Unione europea, che deve essere esercitato pacificamente.
La Delegazione ha inoltre dichiarato di essere a conoscenza delle accuse relative a un presunto uso eccessivo della forza da parte della polizia nei confronti di manifestanti e giornalisti. Ha quindi chiesto che gli interventi delle forze dell’ordine siano proporzionati, rispettosi dei diritti fondamentali e che gli episodi segnalati siano sottoposti con priorità a indagini.
«Incoraggiamo tutte le parti a ridurre le tensioni. Il dialogo costruttivo tra tutti gli attori coinvolti è l’unica strada da seguire», è il messaggio della rappresentanza europea, riportato dai media albanesi.
L’ambasciata britannica: il diritto di protesta non giustifica la violenza
Anche l’Ambasciata britannica a Tirana è intervenuta sulla situazione, richiamando l’importanza di garantire il diritto di manifestare pacificamente e la libertà di espressione, tutelati dalla Costituzione della Repubblica d’Albania.
Nella dichiarazione diffusa mercoledì, la rappresentanza diplomatica ha precisato che il diritto di protesta non può essere invocato per legittimare atti di violenza o danneggiamenti ai beni pubblici e privati. Allo stesso tempo, ha sottolineato che le manifestazioni non devono essere affrontate con interventi sproporzionati da parte della polizia.
L’ambasciata ha rivolto un appello a tutte le parti affinché rispettino questi diritti e contribuiscano ad abbassare il livello di tensione.
La posizione britannica richiama dunque un duplice principio: la necessità che le proteste si svolgano pacificamente e l’obbligo delle forze dell’ordine di agire nel rispetto della legge e in modo proporzionato.
La posizione degli Stati Uniti e la sicurezza nella capitale
Già nella serata di martedì 13 ottobre, l’Ambasciata degli Stati Uniti a Tirana aveva diffuso un avviso di sicurezza relativo alla protesta, segnalando che la manifestazione, inizialmente concentrata lungo Rruga e Durrësit, vicino a piazza Skënderbej, era diventata violenta a causa del lancio di pietre.
La rappresentanza statunitense aveva avvertito della possibilità che le proteste si estendessero alle aree e agli edifici governativi circostanti, con un possibile aumento della presenza della polizia, interruzioni del traffico, deviazioni e chiusure stradali. Aveva inoltre raccomandato al proprio personale di evitare le manifestazioni e invitato i cittadini a prestare attenzione alla sicurezza personale.
Condanna degli atti di vandalismo contro la sede diplomatica della Santa Sede
Gli incidenti hanno coinvolto anche la sede della Nunziatura apostolica a Tirana. Il Ministero albanese per l’Europa e gli Affari esteri ha condannato gli atti di vandalismo verificatisi durante la protesta di martedì, compresa la rimozione della bandiera della Santa Sede.
Il ministero ha ricordato che l’inviolabilità e la dignità delle missioni diplomatiche rappresentano un obbligo fondamentale, previsto dalla legislazione albanese e dal diritto internazionale. Ha inoltre chiesto che i responsabili degli atti illegali siano identificati e chiamati a risponderne davanti alla giustizia.
La reazione delle autorità albanesi si accompagna alla richiesta di garantire la sicurezza delle sedi diplomatiche presenti nel Paese.
Il governo condanna le violenze e richiama al rispetto della legge
Anche il governo albanese ha condannato gli episodi di violenza. La vicepremier Albana Koçiu ha ribadito che il diritto di manifestare non può diventare un pretesto per atti di vandalismo e distruzione, invitando gli studenti e i cittadini a prendere le distanze dalle condotte violente.
Il ministro dell’Interno Ervin Demo ha espresso preoccupazione per gli episodi verificatisi davanti al Ministero dell’Istruzione e per le persone rimaste ferite, tra cui studenti, cittadini, giornalisti e agenti di polizia. Ha affermato che le istituzioni competenti dovranno verificare le informazioni e accertare le responsabilità sulla base delle prove.
Demo ha inoltre sottolineato che il diritto alla protesta pacifica deve essere garantito, ma che anche l’operato delle forze dell’ordine e le eventuali accuse di uso illegittimo o sproporzionato della forza devono essere esaminati in modo imparziale.
La giornata del 14 ottobre lascia quindi aperte due questioni centrali: la risposta alle rivendicazioni degli studenti e la necessità di fare piena luce sugli episodi di violenza, sui danni provocati e sulle accuse relative all’intervento della polizia. I richiami delle rappresentanze internazionali convergono sulla necessità di ridurre le tensioni, tutelare le libertà fondamentali e favorire il dialogo, affinché la protesta possa proseguire senza ulteriori scontri.



