Alban Skënderaj: «Sono fuggito dall’Albania a 14 anni su una nave di profughi. L’Italia è la mia seconda casa»

Il concerto che ha fatto all’Unipol Forum di Assago è stato una sfida decisamente superata, essendo il primo artista albanese ad aver registrato il tutto esaurito. Alban Skënderaj, cantautore e musicista di 43 anni, è una vera star nel suo Paese: nato a Lushnjë e cresciuto a Valona, nel 2024 ha festeggiato il ventesimo anniversario della sua carriera allo stadio Air Albania di Tirana, anche quello andato sold out. Ha vissuto per un decennio in Italia, anni che lo hanno segnato profondamente, anche in ambito musicale. Ma la sua vita, ora illuminata da riconoscimenti e successo, è stata anche molto complicata.
Il concerto del 14 maggio all’Unipol Forum di Assago è stato un grande successo, superando le barriere geografiche e culturali. Immagino sia stata una serata molto emozionante per lei…
«Sì, è stato uno show pazzesco, dietro c’era una produzione già preparata e realizzata prima, a Tirana. Il pubblico è rimasto molto felici, ed era proprio quello che volevo: che le persone tornassero a casa con il sorriso sulle labbra. È stata un’emozione indimenticabile per molte ragioni».
Quali?
«Fare un concerto così in Italia per me significa davvero tanto perché ho un legame molto forte con questo Paese, avendoci vissuto dieci anni della mia vita. Ho abitato a Pistoia, in Toscana da quando avevo 14 anni ai 23, anni molto importanti che hanno segnato la mia personalità. In Italia ho fatto la scuola, ho conosciuto i primi amici, ho fatto le prime esperienze con la musica: un pezzo di me è in Italia, non solo come uomo, ma anche come artista, perché sono stato ispirato dalla musica italiana. La mia famiglia vive ancora qui, mentre io ormai da venti anni sono tornato a vivere in Albania. Giro il mondo con la musica, ma quando torno in Italia è diverso. È la mia seconda casa».
Tra gli ospiti c’era anche Miriam Cani, sua collega nel mondo della musica ma anche sua partner nella vita reale. Come riuscite a coniugare la vostra vita privata e gli impegni della carriera musicale?
«Io e Miriam stiamo insieme da tanti anni, è una persona molto importante per me, non solo come partner, ma anche come artista, mi aiuta tantissimo nelle mie scelte. Lei ha deciso di fare un passo indietro, perché si è voluta dedicare anche alla vita di famiglia e viversi l’esperienza della maternità: abbiamo due figli, una bambina di 9 anni e uno di 5. Miriam si è dedicata alla musica da quando era giovanissima, da quando aveva 16 anni. È una ragazza albanese ma è cresciuta in Germania e proprio lì ha partecipato a un grande tv show, che si chiama Popstars. Un po’ come X-Factor in Italia. Lei e altre ragazze hanno formato una band chiamata Preluders e hanno vinto il programma: hanno venduto milioni di dischi, hanno fatto tante hit musicali. Ha fatto veramente delle belle esperienze in quegli anni, ha cantato con Mariah Carey, con Phil Collins. C’era molto orgoglio in Albania per questi suoi traguardi. Poi ci siamo conosciuti a un concerto».
Il contesto italiano come ha influenzato la sua vita e anche la sua creatività?
«L’Italia è un Paese pieno di arte, cultura, e puoi approfondire molto la musica e la profondità legata ad essa. Qui ho trovato la bellezza dello scrivere, non solo tramite scrittori e libri, ma proprio attraverso i testi della musica».
«Ho avuto le mie prime esperienze musicali in Italia con piccole band, facendo ascoltare qualcosa agli amici, ho partecipato a dei concorsi. Naturalmente all’epoca ero molto più timido e insicuro di oggi, ma è stato quello che mi ha dato la spinta e la confidenza per andare avanti. Il mio primo album in albanese, che ha avuto un grande successo, l’ho realizzato in Italia, in un piccolo studio a Firenze».
Si è ispirato a qualche cantante italiano?
«Ho ascoltato molta musica italiana, soprattutto il cantautorato. Io sono arrivato in Italia nel 1997 e Lucio Battisti è morto l’anno dopo: le sue canzoni sono state rilanciate in tutte le radio in quel periodo. Era un genio della musica italiana, sono molto legato a lui. Mi sono ispirato anche a Fabrizio De André, poi con gli anni ho saputo apprezzare anche altro».
È arrivato dall’Albania in Italia nel 1997, quando aveva solo 14 anni ed è stato un periodo molto complesso della sua vita…
«L’Albania ha vissuto un grande esodo di massa nel 1991, ma nel gennaio 1997 ha rischiato una guerra civile. La situazione economica era disastrosa, il Paese era al collasso e la disoccupazione cresceva sempre più. In questo contesto ci sono state rivolte molto grandi e tante persone hanno dovuto lasciare il loro Paese. Io ero un ragazzino curioso, e con un mio amico per caso mi sono avvicinato alle imbarcazioni al porto. Non ci rendevamo nemmeno conto di quanto tragica fosse la situazione».
Siete riusciti a salire su questa nave?
«Era praticamente impossibile riuscire a salire su quelle navi, però per caso qualcuno mi ha chiesto se volessi salire, ed io volevo provare l’avventura e dissi di sì. Solo però se con me sarebbe venuto il mio amico. Dopo una decina di minuti eravamo a bordo. Il tragitto è stato tragico: forse scriverò qualche libro su questa esperienza, perché è una storia molto forte. La nave aveva una capacità di X persone, mentre lì sopra ce ne erano almeno il quadruplo. E stavamo per affondare in mezzo al mare, ma fortunatamente ci ha salvato la Guardia costiera. Ero solo un ragazzino e non me ne rendevo conto davvero, ma oggi la ricordo bene ed è tutto molto più forte».
Poi è arrivato in Italia…
«Sì, ma la mia famiglia non sapeva niente di me da qualche settimana e non mi trovava. I miei fratelli, che già vivevano in Italia, mi cercavano al sud, mentre io ero stato portato a Rimini in un campo profughi».
La sua famiglia non aveva sue notizie?
«No, non sapeva dove fossi. Il giorno dopo che partii dall’Albania, partì un’altra nave molto simile da Valona con a bordo 142 persone. Affondò a Otranto e morirono tante persone, un centinaio. Una grande tragedia: i miei genitori non sapevano se io fossi uno di quelli, perché non sapevano su quale nave fossi».
Come è stato vivere quel periodo?
«C’erano persone più grandi di me, c’erano pochi giovani. Io parlavo italiano e facevo da traduttore, cercavo di essere socievole e responsabile. Alcune storie che ho sentito sono incredibili, ho incontrato ragazzi e ragazze volontari che mi hanno trattato molto bene, che mi hanno aiutato. Uno di loro mi ha regalato una carta telefonica con le lire e io ho potuto fare una telefonata ai miei genitori e mettermi in contatto con i miei fratelli. Così sono andato a Pistoia».
E da lì la sua vita è cambiata…
«A Pistoia ho potuto fare subito musica, mi sono messo a suonare la chitarra, a cantare, mi piaceva molto».
Si ricorda ancora tutto con lucidità di quel periodo della sua vita?
«Certo, sono stati anni molto difficili, ma io oggi sono consapevole di dove sono senza scordarmi mai niente. Sono riconoscente e vicino alle persone che oggi forse sono in quella situazione in cui sono stato io quasi 30 anni fa».
Proprio da quel periodo immagino nasca anche il suo interesse per le cause sociali. Adesso è il primo ambasciatore dell’Albania per l’Unicef…
«Un riconoscimento davvero molto importante per me, perché tramite questa organizzazione sto conoscendo molte storie simili, soprattutto di bambini. Lavoro molto con i bambini, stiamo facendo progetti importanti. Voglio dare il mio contributo, credo di farlo anche con quello che riesco a dare tramite la mia musica: non voglio solo far ballare e divertire la gente, ma farli anche riflettere, aiutare chi sta attraversando un periodo delicato, chi è in una situazione di disagio mentale, familiare, economico, sociale. Voglio essere una voce per loro».
Anche ai suoi concerti crea momenti carichi di emozione?
«Sì, ormai faccio concerti ben organizzati da più di dieci anni e ci sono sempre momenti importanti per alcune persone che hanno qualcosa da raccontare. Allo scorso concerto c’era una ragazza di nome Luana che vive in Francia, ha una malattia molto difficile ed è in terapia da quando aveva 3 anni. Però una ragazza sempre sorridente, molto positiva, piena di voglia di vivere ed è una mia fan. Anche Ed Sheeran è andato a trovarla facendole una sorpresa. Quindi durante il concerto, ho pensato di mostrare sugli schermi il video di Ed Sheeran e ho dedicato a Luana una canzone». / vanityfair.it




