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Giuseppe Crispi, il vescovo arbëresh che studiò la lingua e la cultura albanese

Vescovo, ellenista e professore all’Università di Palermo, Giuseppe Crispi fu tra i primi studiosi arbëreshë dell’Ottocento a dedicare particolare attenzione alla lingua, alla storia e alle tradizioni del popolo albanese.

Giuseppe Crispi, conosciuto in albanese come Zef Krispi, nacque nel 1781 a Palazzo Adriano, in Sicilia, uno dei più importanti centri della presenza arbëreshe nell’isola. Appartenente alla comunità albanese di Sicilia, divenne una delle figure di riferimento della cultura arbëreshe e uno degli studiosi che, già nella prima metà dell’Ottocento, contribuirono a mantenere viva l’attenzione sulla lingua e sull’identità degli albanesi.

La sua attività si sviluppò in diversi ambiti: fu vescovo, ellenista, docente universitario e studioso di storia e linguistica. La sua formazione e i suoi interessi lo portarono a occuparsi soprattutto delle origini della lingua albanese e dei rapporti tra l’albanese e le lingue dell’antichità.

La lingua albanese e la teoria pelasgica

Crispi è ricordato soprattutto per le sue teorie sull’antichità della lingua albanese. Influenzato anche dalle tesi del geografo e linguista francese Conrad Malte-Brun, sostenne l’esistenza di stretti legami tra l’albanese e alcune delle lingue antiche dell’area mediterranea e balcanica, tra cui quelle considerate pelasgiche, macedoni e proto-eoliche.

Arrivò a considerare l’albanese come una lingua anteriore al greco, sostenendo che quest’ultimo avesse perso, nel corso della sua evoluzione, parte dei suoi significati e delle sue caratteristiche originarie.

Queste interpretazioni appartengono al clima culturale e scientifico dell’Ottocento e alle prime discussioni sulle origini degli albanesi e della loro lingua. Pur non essendo accolte dalla linguistica moderna, ebbero un ruolo importante nella storia degli studi albanologici e nel dibattito culturale dell’epoca.

“L’albanese madre delle lingue”

Nel 1831, Crispi pubblicò a Palermo una delle sue opere più note, “L’albanese madre delle lingue”, nella quale sviluppò le proprie teorie sui rapporti tra la lingua albanese e le lingue dell’antichità.

L’opera contribuì alla diffusione dell’interesse per la lingua e la cultura albanese tra gli intellettuali arbëreshë e precedette di alcuni decenni il pieno sviluppo della Rinascita nazionale albanese.

Le idee di Crispi influenzarono anche altri autori arbëreshë. Tra questi vi fu Giuseppe Schirò, che si richiamò al suo lavoro nella realizzazione dell’opera del 1834 dedicata ai rapporti tra l’Epiro e il Regno delle Due Sicilie.

Gli studi sul “Meshari” di Gjon Buzuku

Tra i suoi interessi vi fu anche la storia della lingua scritta albanese. Crispi fu infatti tra i primi studiosi dell’Ottocento a occuparsi del “Meshari” di Gjon Buzuku, considerato il più antico libro conosciuto in lingua albanese.

Pubblicò un frammento dell’opera basandosi sulle informazioni contenute nella lettera di Gjon Kazazi, che nel 1740 aveva comunicato la scoperta del libro a Giorgio Guzzetta, importante esponente della comunità arbëreshe di Sicilia.

Per Crispi, l’albanese era indicato anche con la denominazione “albanese-epirota”. Insieme all’altro studioso arbëreshë siciliano Giovanni Schirò, sostenne inoltre la teoria dell’origine pelasgica del popolo albanese.

Il dizionario albanese-italiano e gli studi sulla comunità arbëreshe

L’attività di Crispi non si limitò alla linguistica. Lo studioso si occupò anche della storia, delle tradizioni e della cultura delle comunità arbëreshe presenti in Sicilia.

Tra i suoi progetti vi fu la compilazione di un ampio dizionario albanese-italiano, che tuttavia non riuscì a portare a termine.

Nel 1853 pubblicò una delle sue opere più importanti, “Memorie storiche di talune costumanze appartenenti alle colonie greco-albanesi di Sicilia”, dedicata alle tradizioni e ai costumi delle comunità greco-albanesi dell’isola.

Già nel 1831 aveva inoltre pubblicato una memoria sulla lingua albanese, nella quale tornava a sostenere la teoria dell’origine pelasgica.

Il contributo al folklore arbëreshë

Un’altra parte significativa della sua attività riguardò il folklore. Crispi raccolse e trasmise a studiosi italiani numerosi materiali relativi alla tradizione orale degli arbëreshë di Sicilia, contribuendo alla conservazione e alla diffusione delle loro espressioni culturali.

Tra i materiali da lui forniti figuravano anche canti popolari albanesi, successivamente pubblicati nel 1857 da un folklorista italiano.

Un protagonista degli studi arbëreshë dell’Ottocento

La figura di Giuseppe Crispi si colloca dunque in una fase fondamentale per la storia culturale degli arbëreshë e per la nascita degli studi sistematici sulla lingua e sulla cultura albanese.

Le sue teorie linguistiche sulle origini dell’albanese non corrispondono alle conclusioni dell’albanologia contemporanea, ma i suoi lavori rappresentano una testimonianza significativa della stagione intellettuale ottocentesca in cui gli studiosi arbëreshë iniziarono a indagare in modo sistematico lingua, storia, letteratura e tradizioni del popolo albanese.

Per questo motivo, Giuseppe Crispi rimane una figura importante nella storia della cultura arbëreshe in Sicilia e nella prima fase degli studi dedicati all’identità linguistica e storica degli albanesi.

 

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