RTSH.al

A Brdo la difesa guarda ai Balcani: cosa c’è dietro il vertice CEDC

Ministri della Difesa dell’Europa centrale e dei Balcani occidentali riuniti in Slovenia. Mobilità militare, industria della difesa, cooperazione regionale e capacità operative al centro del confronto. Per l’Albania, un’occasione per rafforzare il proprio ruolo nella sicurezza del fianco sud-orientale dell’Europa.

BRDO PRI KRANJU – Dalla politica alla pratica. È questo il messaggio che la Slovenia ha scelto per la propria presidenza della Central European Defence Cooperation (CEDC) e che ha fatto da filo conduttore al ministeriale ospitato il 21 e 22 settembre a Brdo pri Kranju.

Intorno allo stesso tavolo si sono ritrovati i ministri della Difesa dei sei Paesi della CEDC – Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Slovenia – insieme ai rappresentanti dei Balcani occidentali: Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia. La Polonia partecipa al formato in qualità di osservatore.

Ma che cos’è esattamente la CEDC? E perché un incontro nato nell’Europa centrale dedica sempre maggiore attenzione ai Balcani occidentali?

Non una nuova alleanza, ma un tavolo per fare sistema

La prima cosa da chiarire è proprio questa: la CEDC non è una nuova alleanza militare e non sostituisce né la NATO né l’Unione europea.

Nata nel 2010, è una piattaforma di cooperazione regionale attraverso la quale i Paesi partecipanti cercano di coordinare le proprie politiche e capacità nel settore della difesa.

Il suo valore sta soprattutto nella possibilità di affrontare insieme questioni che superano i confini nazionali: dalla mobilità delle forze armate alle infrastrutture, dalla cooperazione industriale alle capacità mediche, fino alla gestione delle crisi e alla resilienza.

Dal 2020 questo meccanismo è stato esteso ai Paesi dei Balcani occidentali attraverso il formato CEDC+. Ed è proprio qui che il vertice di Brdo acquista un significato più ampio.

Perché i Balcani sono al centro

Europa centrale e Balcani occidentali sono collegati non soltanto geograficamente, ma anche dalle principali direttrici di trasporto, dalle infrastrutture energetiche e commerciali e dai sistemi di sicurezza regionali.

In una situazione di crisi, la capacità di spostare rapidamente uomini, mezzi e materiali può diventare determinante. Ma per farlo non basta disporre di forze armate efficienti: servono infrastrutture adeguate, procedure compatibili e la possibilità di attraversare rapidamente le frontiere.

È il concetto di mobilità militare, uno dei temi sui quali la cooperazione regionale può tradursi in risultati concreti.

Strade, ferrovie, ponti, porti e corridoi logistici assumono così anche una dimensione strategica. Una rete infrastrutturale più efficiente può servire contemporaneamente agli obiettivi economici e alla capacità di risposta in caso di emergenza o crisi.

Dallo slogan ai progetti concreti

La scelta slovena di parlare di “From Policy to Practice”, dalla politica alla pratica, non è casuale. Il tema riflette la necessità di passare dalle dichiarazioni politiche a progetti capaci di produrre capacità effettive.

Significa, per esempio, migliorare l’interoperabilità tra le forze armate, sviluppare esercitazioni comuni, rendere più semplici gli spostamenti transfrontalieri e rafforzare la cooperazione in settori specialistici.

È una logica che si inserisce nel più ampio processo europeo di rafforzamento delle capacità di difesa, mantenendo al tempo stesso il collegamento con la NATO.

La CEDC, in altre parole, può essere vista come un livello intermedio: abbastanza vicino alle esigenze concrete della regione, ma collegato alle più ampie architetture di sicurezza europee ed euro-atlantiche.

La difesa diventa anche industria e tecnologia

Un altro elemento importante riguarda l’industria della difesa. Le nuove esigenze di sicurezza stanno spingendo i Paesi europei a interrogarsi sulla disponibilità di tecnologie, capacità produttive, catene di approvvigionamento e competenze necessarie per sostenere nel tempo le proprie forze armate.

La cooperazione regionale può quindi riguardare anche ricerca, innovazione e produzione.

Per i Paesi dei Balcani occidentali questo tema assume una particolare rilevanza. Lo sviluppo delle capacità industriali nazionali può infatti essere collegato sia alla modernizzazione delle forze armate sia alla crescita di competenze tecnologiche e industriali.

L’Albania punta sulla cooperazione regionale

In questo quadro si inserisce la partecipazione dell’Albania al ministeriale di Brdo. La delegazione albanese, guidata dal ministro della Difesa Ermal Nufi, ha ribadito l’importanza della cooperazione multilaterale nel settore della sicurezza e della difesa.

Per Tirana, il dossier non riguarda soltanto la partecipazione ai meccanismi regionali. L’Albania sta infatti cercando di rafforzare le proprie capacità di difesa e di sviluppare anche la propria industria nazionale, in un percorso strettamente collegato alla cooperazione con i partner NATO ed europei.

Particolare attenzione viene inoltre dedicata alla posizione geografica del Paese e alle infrastrutture che collegano l’Adriatico con i Balcani. In questo senso, la mobilità militare rappresenta per l’Albania un tema che incrocia direttamente la propria posizione strategica nella regione.

Dalle infrastrutture alla medicina militare

La cooperazione CEDC+ non riguarda però soltanto carri armati, infrastrutture o sistemi d’arma. Un esempio è la Balkan Medical Task Force (BMTF), iniziativa attraverso la quale i Paesi della regione cooperano nel settore della medicina militare.

L’obiettivo è mettere in comune competenze e capacità mediche che possano essere utilizzate durante esercitazioni, operazioni o situazioni di emergenza. È un esempio interessante perché mostra come la cooperazione nel settore della difesa possa avere una componente fortemente legata alla gestione delle crisi e alla protezione delle persone.

Il nodo dell’integrazione europea

Sul tavolo di Brdo c’è infine una questione più ampia: il rapporto tra sicurezza regionale e integrazione europea. I Balcani occidentali comprendono Paesi membri della NATO, Paesi candidati all’Unione europea e Stati che mantengono differenti posizioni rispetto alle strutture euro-atlantiche.

Il formato CEDC+ permette di mantenere aperto un canale di dialogo tra questi Paesi e gli Stati dell’Europa centrale, concentrandosi su questioni pratiche di sicurezza e difesa. La cooperazione non elimina le differenze politiche esistenti nella regione, ma crea uno spazio nel quale affrontare questioni comuni.

Perché il vertice di Brdo conta

Il punto centrale del ministeriale può essere riassunto in una parola: interoperabilità. Non significa soltanto fare in modo che eserciti diversi possano operare insieme. Significa anche rendere compatibili infrastrutture, procedure, sistemi logistici, capacità mediche e strumenti di risposta alle crisi.

È questa la direzione nella quale la CEDC sta cercando di muoversi: meno dichiarazioni generali e più cooperazione concreta.

Per l’Albania, la partecipazione al formato rappresenta un ulteriore spazio per rafforzare i rapporti con i partner dell’Europa centrale e dei Balcani occidentali e per valorizzare la propria posizione all’interno della rete di sicurezza euro-atlantica.

Per la regione, invece, il messaggio di Brdo è più ampio: la sicurezza dell’Europa centrale e quella dei Balcani occidentali sono sempre più difficili da separare.

Ed è proprio su questa interconnessione che la CEDC+ cerca di costruire il passaggio dalla politica alla pratica.

Të ngjashme

RTI