“El País”: Edi Rama, il primo ministro dell’Albania e l’artista che espone a Parigi e New York

Il primo ministro albanese Edi Rama racconta a EL PAÍS il suo rapporto con l’arte, la politica e la trasformazione dell’Albania, in un’intervista realizzata a Berlino in occasione della sua nuova mostra “Chrysalizing”. La mostra presenta le sue più recenti sculture in bronzo, nate dalla trasformazione di disegni precedenti attraverso modelli digitali, intelligenza artificiale e stampa 3D, per poi essere completate manualmente.
Rama, primo ministro dal 2013 e già sindaco di Tirana, si definisce innanzitutto un artista. La sua formazione risale all’Accademia di Belle Arti di Tirana, durante il regime comunista di Enver Hoxha, quando l’arte occidentale del Novecento era sostanzialmente proibita e nelle accademie dominava il realismo socialista.
Nell’intervista ricorda proprio il desiderio, da giovane, di vedere con i propri occhi i musei occidentali. Anche la sua esperienza come giocatore di basket della nazionale albanese era legata, almeno in parte, alla possibilità di viaggiare all’estero. Racconta con particolare emozione il primo incontro con opere di Rodin e Picasso, avvenuto durante un viaggio in Germania.
Dopo la caduta del comunismo, Rama si trasferì a Parigi nel 1994 per dedicarsi alla pittura. Ma pochi anni dopo arrivò la politica: nel 1998 divenne ministro della Cultura e nel 2000 sindaco di Tirana, incarico che mantenne per dieci anni.
Il sindaco che volle cambiare i colori di Tirana
È proprio durante la sua esperienza alla guida della capitale che il suo passato artistico entra direttamente nella politica.
Rama racconta di aver trovato una Tirana profondamente degradata, con edifici alterati da interventi abusivi, infrastrutture insufficienti e pochissime risorse economiche. La sua risposta fu anche estetica: facciate colorate, geometrie e nuovi interventi sullo spazio pubblico.
Secondo Rama, la trasformazione visiva della città ebbe effetti che andarono oltre la semplice estetica. I cittadini avrebbero ricominciato a considerare lo spazio pubblico come qualcosa da rispettare e, nelle zone interessate dagli interventi, aumentò anche la riscossione delle tasse.
Da questa esperienza nasce una delle sue convinzioni più forti: la bellezza e la cura degli spazi pubblici possono modificare il comportamento delle persone.
«L’arte è un tentativo di non impazzire»
Con il passaggio alla politica nazionale, Rama non ha però abbandonato l’arte. Al contrario, continua a disegnare, spesso proprio durante riunioni, conferenze e incontri ufficiali.
È qui che arriva una delle frasi più significative dell’intervista:
«L’arte è un tentativo di non impazzire, perché la politica può essere una follia.»
Per Rama, disegnare durante gli impegni istituzionali è una sorta di modo per disintossicarsi dalla politica, un’attività che gli permette di mantenere un equilibrio personale.
Il rapporto tra le due attività rimane però, secondo lui, delicato. Rama sostiene che arte e politica non dovrebbero essere confuse. L’arte, a suo giudizio, non ha il compito di fermare le guerre, condannare i governi o fornire soluzioni politiche.
«Il suo compito è cambiare la prospettiva delle persone e creare uno spazio nel quale possano elaborare le proprie idee e progredire.»
Per questo considera negativa la sovrapposizione tra i due mondi. E mette anche in discussione l’idea romantica secondo cui gli artisti sarebbero necessariamente dalla parte del bene e i politici da quella del male: «Gli artisti possono essere malvagi e i politici, angeli», sostiene.
La nuova fase artistica: dai disegni alle sculture
La mostra berlinese “Chrysalizing” rappresenta una nuova fase della produzione artistica di Rama.
Le sue sculture nascono dai disegni che ha realizzato in precedenza. Questi vengono trasformati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale in modelli digitali, dai quali viene realizzata una stampa 3D. Successivamente Rama interviene manualmente sul risultato fino ad arrivare alla versione definitiva in bronzo.
Le opere hanno forme che ricordano vagamente organismi o animali, ma che non appartengono a una classificazione biologica precisa. È un passaggio dalla pittura alla scultura che, secondo Rama, è avvenuto in modo naturale.
Arte e politica internazionale
L’intervista affronta anche il tema della politicizzazione dell’arte, in particolare a proposito della Biennale di Venezia.
Rama critica l’idea che i giurati di una manifestazione artistica debbano decidere quali Paesi siano politicamente accettabili. A suo giudizio, il compito di un giurato è giudicare l’arte e non la politica mondiale.
Da qui ribadisce la sua posizione: l’arte può influenzare il modo in cui le persone guardano il mondo, ma non dovrebbe assumersi il ruolo che spetta alla politica.
Una separazione rigorosa anche nelle vendite
Nonostante la sua enorme esposizione pubblica, Rama dice di aver stabilito regole precise per evitare che la sua attività artistica possa creare conflitti d’interesse con il suo ruolo di primo ministro.
Spiega infatti che non vende le proprie opere ad albanesi o a persone che hanno rapporti d’affari in Albania. Le gallerie con cui collabora devono verificare i potenziali acquirenti per assicurarsi che non abbiano collegamenti con la sua attività politica.
Nel frattempo, le sue opere continuano a riempire anche il suo ufficio da primo ministro a Tirana, dove vengono viste dai leader stranieri in visita ufficiale. Rama racconta con ironia le diverse reazioni dei politici che si trovano davanti alle sue pareti ricoperte di disegni colorati.
Un primo ministro, un artista e una contraddizione
Il ritratto che emerge dall’intervista è quello di un personaggio difficile da collocare in una sola categoria. Rama è contemporaneamente un capo di governo e un artista con una presenza internazionale nel mondo dell’arte.
E proprio questa apparente contraddizione è il filo conduttore dell’intervista: Rama sostiene che arte e politica debbano rimanere separate, ma la sua stessa vita dimostra quanto siano profondamente intrecciate.
La sua arte gli serve per prendere distanza dalla politica; allo stesso tempo, la sua sensibilità artistica ha avuto un ruolo concreto nella trasformazione di Tirana e continua a essere parte integrante della sua immagine pubblica.
L’intervista completa di IGOR LÓPEZ è disponibile su EL PAÍS: ->



